Cosa c'entra Conte con la sinistra? Le forze politiche dicono se sono disposte a proseguire con l'agenda Draghi

Sarebbe un errore devastante fare dipendere il futuro del Governo e del Paese dalla discussione in atto all'interno del movimento di Conte.

Chiunque in queste ore, nel campo del centro sinistra, non stigmatizza con decisione l'irresponsabilità di una forza politica che solo 24 ore fa ha voltato le spalle al Governo dicendo no alla fiducia e a un Decreto che garantisce 20 miliardi a imprese e famiglie, rischia di essere complice di un danno devastante e irreversibile per questo Paese, consegnando il destino dell'Italia nelle mani irresponsabili di Conte e del suo movimento. Un errore imperdonabile che non può essere. Il Pd prenda atto di quanto è sotto gli occhi di tutti, osservatori nazionali e internazionali. La sinistra in Italia nei momenti difficili ha sempre fatto prevalere l'interesse nazionale. Solo una domanda: cosa c'entra Conte con la sinistra?

Crisi energetica, crisi delle materie prime, inflazione, difficoltà sempre più evidenti delle famiglie, con il fallimento certificato delle politiche di mero assistenzialismo: è questo il momento che Conte e il suo partito, compresi ministri e sottosegretari non ancora dimissionari, hanno scelto per alzare l’asticella delle rivendicazioni nell’assillante ricerca di visibilità e conferma mediatica. In quest’anno e mezzo nessuno può dire di non aver capito cos’è e cosa significa l’agenda Draghi.

Utilizzare proficuamente questi giorni che ci separano dalla relazione del Presidente Draghi alle Camera deve significare solo una cosa: non conciliaboli ma dire con chiarezza se si è disposti a proseguire su quell’agenda, senza porre ostacoli e senza mercanteggiamenti di tutte le nature, per arrivare nel più serio dei modi da qui a marzo per mettere un punto sulla prossima tappa definita dal Pnrr, la Legge di bilancio, il lavoro sulle riforme.

Una cosa è evidente, se la scelta di Draghi costringe tutti a un sussulto di verità, la soluzione non può essere una zuppa riscaldata per tirare a campare ancora qualche mese.
Lo stesso Draghi probabilmente non l’accetterebbe e ne avrebbe tutte le ragioni. Se fosse così, meglio il voto.