Lavoriamo fino all'ultimo minuto utile per unire le forze politiche che in Senato hanno confermato la fiducia a Draghi
Una base da cui partire c’è: chi in Senato ha detto sì al Presidente Draghi, a un’agenda politica, economica e sociale che guarda all’esclusivo interesse del Paese, all’intreccio irreversibile e innegoziabile riforme-investimenti che costituisce il cuore del Pnrr.
Tutti coloro che ci credono, e che sanno come questo è l’unico argine credibile per impedire una deriva sovranista e populista dell’Italia devono avere un solo obiettivo: lavorare fino all’ultimo minuto utile per cementare quelle forze e quell’agenda, allargando a chi con credibilità e responsabilità ha dimostrato di crederci.
Non è il tempo degli autoconvincimenti e delle autoreferenzialità o di formule sterili che il giorno dopo dimostrano respiro corpo e nessuno visione, né tantomeno di quei tatticismi insopportabili dove a prevalere sono esclusivamente i personalismi e le piccole beghe condominiali ma di avere estrema consapevolezza della prova a cui siamo chiamati perché da questo dipenderà il destino del Paese e mai come adesso, in un contesto globale sempre più instabile e complesso, queste parole sono intrise di verità e le uniche possibili.
L’altro giorno in Senato si è gettata la maschera, e davanti alla sola domanda che aveva urgenza di una risposta: quel siete pronti? che il Presidente Draghi ha rivolto alle forze di maggioranza, l’asse Conte-Berlusconi-Salvini con una viltà e una noncuranza che i cittadini sapranno giudicare ha voltato le spalle e scelto di tradire il Paese. A quella domanda noi non abbiamo esitato un attimo per la sola risposta possibile.
A chi ha scelto senza esitazione di dare la stessa risposta oggi il compito di rafforzare l’unico fronte possibile senza ambiguità sull’agenda politica nazionale e internazionale, dimostrando a chi in questi giorni ha sottoscritto gli appelli per il Presidente Draghi, forze economiche e sociali, che quell’agenda rappresenta già la base vincolante per un patto di legislatura.
Chi oggi bombarda il Porto di Odessa subito dopo l’accordo sul grano non solo sfida le Nazioni Unite e ogni sforzo negoziale, soprattutto punta ad affamare le popolazioni del Nord Africa sapendo come questo si tradurrà in una micidiale ondata migratoria per l’Italia e per l’Europa. Davvero davanti a questioni così enormi le forze che nell’Aula del Senato hanno detto sì a Draghi vogliono correre il rischio di ritrovarsi con un Governo guidato da Salvini e Meloni invece di cercare e trovare un alfabeto comune?