Non esistono profughi di serie a o b, ed è semplicemente vergognoso costruire gerarchie fondate sul colore della pelle. Chi fugge e arriva ai confini dell’Europa dall’altra parte del mondo lo fa fuggendo sempre da una guerra, dalla miseria, dalla povertà, da regimi antidemocratici. La tragedia ucraina, e l’arrivo nei nostri Paesi di chi sta scappando da quel Paese, deve spingere l’Europa a cambiare radicalmente passo sul tema profughi e migranti, lavorando adesso per le obbligatorie modifiche al Regolamento di Dublino.
Le parole dell’Alto commissario Onu per i Rifugiati, già al lavoro per pianificare accoglienza per 4 milioni di profughi e che indica in quella ucraina la più grande crisi di questo secolo, le file disperate di persone ai varchi doganali, le migliaia e migliaia già fuggite dall’Ucraina verso i paesi vicini di cui circa la metà minori sotto i 14 anni, naturalmente ci muovono a un’empatia in questo momento necessaria e preziosa. Eppure, la stessa empatia non può non manifestarsi anche verso tutti coloro che, da qualsiasi luogo del Mediterraneo stiano fuggendo, qualsiasi sia il colore della pelle e qualunque guerra stiano combattendo, bussano agli stessi confini, con la stessa paura di essere respinti e con la stessa speranza di vita.