Per sconfiggere il caporalato estendere la 199 agli altri settori. Necessario riaprire i termini della regolarizzazione

È importante estendere l’efficacia della Legge 199 del 2016 anche agli altri settori dove il caporalato e il lavoro nero avvelenano i rapporti di filiera, dall’edilizia alla logistica, dal lavoro di cura al turismo alla ristorazione, perché la dignità delle persone è sacra e va garantita ad ogni costo. Mi auguro che sia un’esigenza di tutti e che su questo il Governo e il Parlamento agiscano con la stessa determinazione che caratterizzò l’approvazione di quella Legge.
Ed è necessario riaprire i termini della regolarizzazione, perché gli insediamenti informali vanno sconfitti.

Vinciamo la battaglia contro il caporalato se abbiamo piena consapevolezza di quanto e come sia strettamente connesso alla criminalità organizzata, alla tratta degli esseri umani, allo sfruttamento sessuale, al riciclaggio di denaro sporco, all’economia criminale e sommersa.
Va messo in campo un radicale cambio di paradigma.
Significa modificare le condizioni che determinano il caporalato, ripristinare corretti ed equi rapporti di filiera lungo l’intera catena del valore, affermare il ruolo sempre più determinante dell’innovazione e della formazione nei segmenti produttivi, costruire una interazione sociale e territoriale tale da sconfiggere la diffusione degli insediamenti informali e la rete dei servizi criminali che oggi tiene in scacco lavoratori e imprese ma anche alimentare e diffondere strumenti di informazioni e comunicazione orientati a un deciso e decisivo salto in avanti culturale. Il caporalato non è circoscritto solo ai caporali, alle imprese che lo utilizzano, ai lavoratori e alle lavoratrici che lo subiscono. Arriva sulle nostre tavole e nelle nostre case. Il caporalato ci riguarda. Per questo l’alleanza tra filiera istituzionale, corpi sociali, comunità territoriali è determinante.
Il ruolo dei consumatori è essenziale, può fare la differenza.
È determinante riequilibrare la distribuzione del valore lungo la filiera, chiamando ad alleanza anche la distribuzione. Se sono necessari altri strumenti, per sostenere soprattutto le piccole imprese, vanno individuati.
Da Ministra dell’Agricoltura a Bruxelles sono stata impegnata in prima persona per sostenere la condizionalità sociale, introdotta con la nuova PAC.
Non è una battaglia che vinciamo da soli o vinciamo solo per legge. Dobbiamo esserne consapevoli: più sacche di lavoro nero, clandestino, sfruttato, si annidano nel nostro mercato del lavoro, più debole è anche il lavoro tutelato, perché maggiormente sottoposto a ricatto. L’estensione della Legge ad altri settori e la regolarizzazione sono utili a tutti, e rendono la nostra democrazia più forte.