La presenza delle donne in agricoltura e nell’intera filiera agroalimentare è determinante e va sostenuta con misura adeguate e con convinzione.
È la ragione per cui da Ministra delle Politiche agricole appena insediata ho voluto una misura come "Donne in campo" per garantire sostegno e agevolazioni alle imprenditrici agricole sia nell’avvio di nuove imprese che nel consolidamento di quelle esistenti. È una misura determinante, abbiamo creato con la Legge di bilancio 2020 un Fondo di 15milioni per la concessione di mutui a tasso zero per iniziative imprenditoriali di sviluppo e rafforzamento delle aziende, e l’abbiamo riconfermato con la stessa cifra nel 2021.
È una strada già tracciata su cui bisogna investire risorse, determinazione, sensibilità. Perché l’agricoltura è il settore del futuro non del passato, e come ho detto spesso il rilancio del Paese e soprattutto del Mezzogiorno deve avere un cuore agricolo. Una verità che la pandemia prima e la guerra in Ucraìna poi hanno evidenziato senza dubbio alcuno.
Sono assolutamente convinta della necessità e del dovere di sostenere concretamente il protagonismo femminile nel settore primario. Donne in campo è un tassello importante di una strategia che avevamo avviato per valorizzare e rafforzare la presenza delle donne e delle nuove generazioni in agricoltura.
È obiettivo che considero fondamentale, confermato dai dati che dicono come il settore primario sia tra i maggiormente attrattivi per le donne che vogliono fare impresa.
Il Mezzogiorno è ricchissimo di imprese del settore che hanno puntato, proprio grazie alle donne, sull’agricoltura multifunzionale, sociale, sulle fattorie didattiche, sugli agriasilo, sul biologico, sull’eccellenza, sul recupero di coltura dimenticate, sulla valorizzazione e tutela ambientale.
Le donne in agricoltura sono determinanti da sempre. Oggi affermano un ruolo nuovo, innovativo, che sposa la ricerca e l’innovazione, l’agricoltura di precisione e quella 4.0, ristrutturano le aziende di famiglia, riorganizzano le produzioni, sperimentano percorsi innovativi, rivendicano la necessità della qualità totale dell'impresa e il suo valore sociale, la multifunzionalità, l'inclusione sociale, il Made in Italy che rappresenta il punto di forza dell'offerta alimentare italiana.
Non ci può essere centralità dell'agricoltura senza le donne.