Salario minimo, rischioso farne un meticcio. Priorità: qualità e inclusività del mercato del lavoro e produttività
Come spesso accade in questo Paese quando si affrontano i temi del lavoro, invece di confrontarsi nel merito si rischia di trasformarli in bandiere ideologiche pur di non misurarsi con il vivo delle questioni.
Parlare di salario minimo senza affrontare il tema della qualità del mercato del lavoro nel nostro Paese e di come intervenire fin da subito per ampliarlo, qualificarlo, sottrarlo alla piaga devastante del lavoro nero e informale, renderlo realmente più inclusivo per le donne e le nuove generazioni, rischia di tradursi in un buco nell’acqua. Nel migliore dei casi uno spot in favore di campagna elettorale, nel peggiore in una pericolosa perdita di tempo mentre negli altri Paese europei l’occupazione e la produttività continuano a crescere.
La direttiva europea è un passo in avanti importante, va salutata con grande favore e aspettiamo di poterne leggere il testo definitivo. Va accolta positivamente perché evidenzia la necessità di portare a omogeneità e armonizzare le differenti e spesso stridenti condizioni del lavoro salariato tra i nostri Paese in questo modo affrontando anche il tema della forte disparità dei trattamenti economici e dunque della concorrenza interna. Un risultato importante che avevamo più volte sollecitato negli anni scorsi anche a proposito dei fenomeni di delocalizzazione interna all’Unione e di conseguente dumping economico.
Quanto alla situazione italiana, poiché il tema del salario minimo impatta sui segmenti più fragili della popolazione, va affrontato con più sobrietà e meno clamore retorico per non ingenerare false attese e ancor più false speranze, come quando si affermava di aver abolito la povertà mentre si impediva la proroga dei contratti a termine. Personalmente ritengo che la priorità oggi sia individuare gli strumenti migliori per incrementare la produttività del nostro Paese e garantire maggiore e più adeguata formazione professionalizzante, legando più puntualmente, anche nella revisione in corso degli incentivi, le risorse concesse all’obiettivo dell’ampliamento della base produttiva e occupazionale.